Unioni di fatto: gli accordi tra conviventi sono validi?

La Cassazione chiarisce come tutelare beni, casa e figli

La convivenza non è più sinonimo di assenza di regole. Sempre più coppie scelgono di disciplinare i propri rapporti con accordi scritti. La Cassazione, con l’ordinanza n. 1324 del 20 gennaio 2025, conferma un principio destinato ad avere importanti conseguenze pratiche: gli accordi tra conviventi sono validi e devono essere interpretati secondo le regole ordinarie del diritto dei contratti.

Sempre più coppie convivono senza sposarsi: ma cosa succede quando la relazione finisce?

Negli ultimi anni il numero delle convivenze di fatto è cresciuto in maniera significativa.

Molte coppie decidono consapevolmente di non contrarre matrimonio o di non costituire un’unione civile, preferendo una convivenza stabile.

La domanda che spesso viene posta è molto semplice:

“Se un giorno ci lasciamo, chi paga cosa? Chi resta nella casa? Come si dividono le spese sostenute insieme?”

È proprio in questi momenti che emerge un errore molto diffuso.

Molti conviventi credono che basti “mettersi d’accordo” verbalmente.

In realtà, quando il rapporto termina, i ricordi diventano spesso diversi e le promesse fatte durante la convivenza si trasformano facilmente in contenziosi giudiziari.

Ecco perché stanno assumendo sempre maggiore importanza gli accordi tra conviventi, strumenti che consentono di disciplinare preventivamente i rapporti economici e organizzativi della coppia.

La Cassazione: gli accordi tra conviventi sono pienamente validi

Con l’Ordinanza n. 1324 del 20 gennaio 2025, la Corte di Cassazione affronta proprio questo tema.

Nel caso esaminato, due ex conviventi avevano sottoscritto una scrittura privata con la quale avevano disciplinato:

  • i reciproci rapporti economici;
  • le questioni patrimoniali sorte durante la convivenza;
  • gli aspetti riguardanti il figlio minore.

La Suprema Corte ha confermato che tali accordi sono perfettamente validi, purché non violino norme imperative e siano compatibili con l’interesse dei figli.

Il principio è importante perché riconosce piena dignità agli accordi stipulati all’interno delle famiglie di fatto.

Non si tratta più di semplici promesse morali, ma di veri e propri contratti.

L’errore più frequente: leggere solo una clausola

Uno degli aspetti più interessanti dell’ordinanza riguarda il modo in cui questi accordi devono essere interpretati.

La Cassazione richiama l’articolo 1362 del Codice Civile.

Secondo i giudici, il primo criterio interpretativo è rappresentato dal senso letterale delle parole.

Ma attenzione.

Questo non significa estrapolare una frase dal contratto.

La Corte precisa che il senso letterale deve essere ricavato dall’intero documento.

Ogni clausola va letta insieme alle altre.

Ogni parola assume significato solo nel contesto complessivo dell’accordo.

In altre parole:

un contratto non può essere interpretato “a pezzi”.

Occorre ricostruire la reale volontà comune dei conviventi.

Cosa possono regolare gli accordi di convivenza?

Molti pensano che questi accordi servano esclusivamente a decidere chi paga l’affitto.

In realtà possono disciplinare moltissimi aspetti della vita quotidiana.

Tra i più frequenti troviamo:

✔ la ripartizione delle spese domestiche

Mutuo, affitto, utenze, assicurazioni, spese straordinarie.

✔ gli acquisti effettuati durante la convivenza

Automobili.

Arredamento.

Elettrodomestici.

Investimenti comuni.

✔ la casa familiare

Chi continua ad abitarvi?

Come vengono restituiti eventuali contributi economici versati dall’altro convivente?

✔ gli immobili intestati a un solo partner

È uno dei casi più delicati.

Spesso uno dei conviventi contribuisce economicamente all’acquisto o alla ristrutturazione della casa intestata esclusivamente all’altro.

Un accordo scritto evita future contestazioni.

✔ i rapporti economici alla cessazione della convivenza

Ad esempio:

  • restituzione di somme;
  • modalità di pagamento;
  • compensazioni;
  • riconoscimento di crediti.

✔ il mantenimento dei figli

Naturalmente restano ferme le norme poste a tutela del minore.

Gli accordi possono disciplinare molti aspetti organizzativi, ma saranno sempre soggetti al controllo del giudice quando richiesto dalla legge.

✔ la gestione delle spese straordinarie

Scuola.

Sport.

Università.

Attività extrascolastiche.

Spese sanitarie.

✔ gli animali domestici

Tema sempre più frequente.

Molti accordi disciplinano anche l’affidamento e il mantenimento degli animali di famiglia.

Gli accordi possono essere modificati?

Sì.

Come ogni contratto, possono essere modificati con il consenso di entrambe le parti.

Anzi, è consigliabile aggiornarli quando cambiano le condizioni economiche o familiari.

L’arrivo di un figlio.

L’acquisto di una casa.

L’avvio di un’attività imprenditoriale.

Sono tutti eventi che possono rendere opportuno rivedere gli accordi originari.

Perché conviene stipulare un accordo quando tutto va bene?

Qui si commette probabilmente l’errore più grande.

Molte persone pensano:

“Non serve, tanto ci fidiamo l’uno dell’altra.”

È proprio quando il rapporto è sereno che si riescono a prendere decisioni equilibrate.

Quando invece la relazione è già compromessa, ogni trattativa diventa molto più difficile.

Un buon accordo non nasce dalla sfiducia.

Nasce dalla volontà di evitare conflitti futuri.

Esattamente come una polizza assicurativa.

Si sottoscrive sperando di non doverla mai utilizzare.

Attenzione ai modelli trovati su Internet

Sempre più spesso si trovano fac-simile gratuiti.

Il problema è che ogni convivenza è diversa.

Ogni patrimonio è diverso.

Ogni famiglia ha esigenze differenti.

Un modello standard rischia di:

  • non prevedere situazioni concrete;
  • contenere clausole inutili;
  • omettere aspetti fondamentali;
  • generare future controversie.

Un accordo costruito sulle esigenze della coppia è molto più efficace.

La Cassazione conferma una tendenza ormai consolidata

L’ordinanza n. 1324/2025 non introduce una rivoluzione.

Conferma però un orientamento sempre più chiaro:

le coppie di fatto possono disciplinare i propri rapporti attraverso strumenti contrattuali, che devono essere rispettati e interpretati secondo le normali regole del diritto civile.

Non esistono più rapporti “senza regole”.

Esistono rapporti regolati bene.

Ed altri regolati male.

La differenza emerge quasi sempre quando la convivenza termina.

Conclusioni

La crescita delle unioni di fatto rende sempre più attuale il tema degli accordi tra conviventi.

La decisione della Cassazione rappresenta un ulteriore passo verso il riconoscimento dell’autonomia negoziale delle coppie che scelgono di convivere senza sposarsi.

Predisporre un accordo chiaro significa prevenire contenziosi, tutelare il patrimonio costruito insieme e garantire maggiore serenità anche ai figli.

Per questo motivo è opportuno rivolgersi a un professionista che possa valutare il singolo caso e predisporre un accordo realmente efficace, evitando clausole generiche o modelli standardizzati.

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