ASSEGNO DI MANTENIMENTO E LOCKDOWN – IL BILANCIAMNETO DI DIVERSI INTERESSI

 

In caso di separazione o divorzio l’Autorità Giudiziaria può stabilire a carico di uno dei coniugi, solitamente al coniuge non affidatario dei figli e con condizioni economiche migliori, di corrispondere all’altro un contributo economico per il mantenimento dei figli e/o del partner medesimo. L’obbligo di pagamento di assegni di mantenimento o di alimenti non ha natura contrattuale, ma si fonda su diritti costituzionalmente previsti, volti a garantire un’assistenza adeguata anche al soggetto più debole da un punto di vista economico nella fase di disgregazione familiare così come disposto dagli artt. 156 c.c., 5 Legge 898/1970, 337 ter c.c. e 433 c.c. In particolar modo il mantenimento dei figli nasce dal rapporto di filiazione in base al quale ogni genitore ha il dovere e il diritto di mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal matrimonio. La situazione di emergenza sanitaria e, soprattutto la sospensione delle attività produttive non potrà non avere ripercussioni sull’obbligo di mantenimento dei figli e del coniuge. In sostanza, in questo scenario privo di una normativa nazionale che regolamenti questa particolare ed eccezionale situazione di emergenza per le famiglie separate o divorziate ed in mancanza di specifici fondi di solidarietà a favore dei medesimi, è necessario compiere un bilanciamento fra i diversi interessi in gioco al fine di trovare la soluzione che possa soddisfare le esigenze di tutti i soggetti coinvolti. Le misure anti-contagio, invero, hanno interessato negativamente la capacità economica non solo del genitore obbligato ma anche del beneficiario dell’assegno di mantenimento. Per far fronte alle difficoltà economiche e di liquidità generate dal blocco delle attività, dei cittadini ed aziende, il Governo italiano ha emanato una normativa speciale in grado di rendere giustificabile e scusabile il ritardato o il mancato pagamento a condizione che questo sia diretta conseguenza delle misure autoritative per il contenimento del contagio (art. 91 DL n.18/20). Tuttavia, tale principio vale unicamente per gli obblighi di natura contrattuale e, come antecedentemente indicato, l’obbligo di mantenimento si basa su norme civilistiche che danno attuazione ai diritti costituzionalmente garantiti non rappresentando un’obbligazione di origine contrattuale. A tal proposito, comunque, si osserva che l’art. 156 c.c. prevede che, su istanza di parte, il genitore obbligato, laddove sopravvengano giustificati motivi, possa chiedere al giudice di disporre la revoca o modifica dei provvedimenti relativi al mantenimento. E' del tutto plausibile che, nella situazione di emergenza vissuta, il mancato pagamento del mantenimento dipenda da un’impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore, che trova la sua fonte normativa nel codice civile (artt. 1256 e 1258). Di certo la chiusura della maggior parte delle attività disposta con il DPCM 23.3.2020 e la repentina crisi economica e del lavoro che ne è conseguita, che non rientrerà rapidamente con la progressiva riapertura delle aziende può rappresentare un motivo in base al quale il genitore obbligato possa chiedere all’Autorità Giudiziaria la revoca o comunque modificare l’importo dovuto. Il genitore obbligato, invero, seppur non possa sospendere o ridurre in automatico il mantenimento, ha sempre diritto a ricorrere al Giudice per chiedere la riduzione dell’obbligo impostogli, dando prova che la normativa emergenziale ha determinato la contrazione dei suoi redditi cui è conseguita l’impossibilità totale o parziale di assolvere all’obbligo di mantenimento. In detto caso l’adita Autorità giudiziaria potrà bilanciare le esigenze sia del coniuge beneficiario che obbligato all’assegno di mantenimento al fine di trovare una soluzione equilibrata.

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