I DANNI PROVOCATI DAL CHIRURGO ESTETICO

E’ rivolto a chi ha deciso di sottoporsi ad interventi di chirurgia estetica e/o ricostruttiva per correggere un difetto e/o per migliorare il proprio aspetto fisico.

Succede purtroppo che il risultato dei suddetti interventi risulti difforme dalle proprie aspettative e ciò per due motivi principali:


1)      carenza e/o difetto di informazione del medico e di prestazione del consenso del paziente sul tipo di intervento, sugli effetti e sull’esito del medesimo;

2)      colpa o errore tecnico del professionista e della struttura privata e/o pubblica scelta.

L’ERRORE DEL PROFESSIONISTA SI SOSTANZIA DIVERSAMENTE A SECONDA DEL TIPO DI INTERVENTO. QUI ESAMINEREMO ALCUNI DEGLI INTERVENTI PIU' DIFFUSI

A)    INTERVENTI  DI MASTOPLASTICA

1)      inserimento di protesi non di qualità;

2)      inserimento di protesi retro ghiandolari e non sottomuscolo;

3)      inserimento di protesi di volume, forma e altezze diverse;

4)      errata apertura della tasca chirurgica ove sono posizionate le protesi

5)      posizionamento del capezzolo non centrato rispetto al seno;

6)      perdita e/o necrosi parziale del capezzolo;

7)      i capezzoli guardano verso il basso;

8)      parziale e /o totale depigmentazione del capezzolo;

9)      realizzazione di cicatrice errata rispetto al protocollo;

10)  seni cadenti dopo la mastopessi;

11)  seni grandi dopo la mastoplastica-riduttiva;

12)  effetto rippling (pieghe) dopo l’intervento.

 

B)    INTERVENTI DI ADDOMINOPLASTICA:
 

1)      errata correzione della diastasi (distacco dei muscoli retti);

2)      errata sutura della cicatrice longitudinale ;

3)      errato posizionamento dell’ombelico;

4)      mancata sensibilità della zona trattata dopo l’anno dall’intervento;

5)      cicatrice debordante con infossamento della pelle per il tratto in sede iliaca

6)      cicatrici ipertrofiche e asimmetriche.

 

C)    LIPOSUZIONE:

Premesso che la liposuzione è un tipo di intervento non sempre emendabile al 100%, gli errori che si possono verificare sono gli avvallamenti, le asimmetrie, le ondulazioni, la mancata o la parziale sensibilità e la sofferenze dei tessuti.

 

AZIONI GIUDIZIALI PREVISTE

A)    IN AMBITO CIVILISTISTICO:

Per evitare di promuovere la mediazione obbligatoria e successivamente intraprendere l’azione giudiziale con un atto di citazione nei confronti dei responsabili per ottenere il risarcimento danni, si può procedere direttamente con un ricorso per consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (art. 696 bis c.pc.)
L’accertamento tecnico preventivo è strumento che mira a costituire una prova "prima del processo" ed "in vista del processo"; l’istituto disciplinato dal nuovo art. 696 bis c.p.c.
L’art. 696 bis c.p.c. prevede dunque una vera e propria consulenza tecnica preventiva per favorire la conciliazione fra le parti, il cui espletamento può essere richiesto anche al di fuori delle condizioni previste dall’ultimo inciso del 1° co. dell’art. 696 bis c.p.c.
Al consulente, persona esperta e neutrale scelta dal giudice, è richiesto un accertamento tecnico sull’esistenza di un diritto e sulla sua misura «ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito.
Il giudice procede a norma del 3° co. del medesimo art. 696 c.p.c.».
Sia per la composizione extragiudiziale della lite in materia di responsabilità professionale e, soprattutto, per la ricordata consulenza tecnica preventiva, il medico legale sarà chiamato non solo a svolgere un’attività professionale di elevato e peculiare impegno tecnico, ma dovrà cimentarsi in un ruolo del tutto nuovo che esalta la capacità conciliativa dei consulenti, capacità che fino ad oggi era affiorata solo marginalmente nel corso del contraddittorio di limitate controversie in ambito civilistico.

RAPPORTI MEDICO-STRUTTURA E PAZIENTE

Se il medico è dipendente della struttura privata, è ovvia la responsabilità della casa di cura privata, ex art. 1228 c.c..
Anche se il medico non è legato da un rapporto contrattuale con la struttura privata, è riconosciuta la responsabilità di quest'ultima sul presupposto che la casa di cura non possa gestire un'attività economica lucrosa, pretendendo di godere dei soli vantaggi senza accollarsi i rischi connessi.
In particolare Cass. Sez. Un. n. 577 dell'11 gennaio 2008 ha statuito che: “nei confronti del paziente è irrilevante che si tratti di una casa di cura privata o di un ospedale pubblico in quanto sostanzialmente equivalenti sono a livello normativo gli obblighi dei due tipi di strutture verso il fruitore dei servizi”.
Tale rapporto trilatero tra paziente, medico libero professionista e casa di cura privata è stato inquadrato dalla giurisprudenza più recente nella categoria delle obbligazioni soggettivamente complesse con prestazione indivisibile ad attuazione congiunta.
Infatti, da un lato, l'obbligazione del professionista si estende anche all'attività preliminare di verifica dell'idoneità della struttura sanitaria in cui deve operare (funzionalità degli apparecchi, dotazioni di emergenza, adeguata sterilizzazione dei locali) e, dall'altro, la casa di cura accetta il paziente esclusivamente in relazione alla capacità professionale del medico curante – secondo il personale gradimento espresso dalla casa di cura – a disposizione del quale dovranno essere messe le strutture tecniche e le risorse umane dell'azienda privata.
Il tutto contraddistinto dall'unitarietà del risultato finale, che comporta un'obbligazione unitaria a carico di una pluralità di parti.
Vi sarà quindi responsabilità solidale della casa di cura privata con il medico non dipendente della struttura (Cass. Sez. Un. n. 577 dell'11 gennaio 2008 e Cass. n. 4058 del 25 febbraio 2005).

IN AMBITO PENALISTICO:

B)    ATTO DI DENUNCIA – QUERELA

Contestualmente all’azione civile, si può depositare presso la Procura della Repubblica formale di denuncia – querela nei confronti del medico che ha eseguito l’intervento può essere chiamato a rispondere anche in sede penale per le conseguenze dannose che derivano dal non puntuale e diligente svolgimento della prestazione professionale.
Il nostro studio è a Vostra disposizione per un parere legale gratuito sulla fattibilità dell’azione previo esame di tutta la documentazione medica in possesso, nonché della relazione medico-legale ed eventualmente psicologica.

 

 

 

TUTTI I DANNI NON PATRIMONIALI RISARCIBILI NELL’AMBITO DELLA RESPONSABILITA’ MEDICA

 

 

Attesa l’accertata responsabilità medica-ospedaliera e il riconoscimento del danno biologico permanente dal parte del CTU in pendenza di un processo civile, ecco quali altri danni è possibile chiedere:

 

1. PERSONALIZZAZIONE DEL DANNO MORALE

 

Il danno morale, nella specie può essere adeguatamente apprezzato in termini di personalizzazione del danno alla salute, nell’ottica di una complessiva valutazione equitativa del danno non patrimoniale.

Recentemente la Cassazione a Sez. Unite (sentenza n. 26972/2008) ha ritenuto che, nell’ambito del danno non patrimoniale, il riferimento a determinati tipi di pregiudizi, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno. È compito del giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione.

Il Trib. Milano, sez. I, dott.ssa Cattaneo, 23 luglio 2014 n. 9699 ha ritenuto di dover riconoscere una importante componente di personalizzazione, che eccede la stessa percentuale indicata in tabella in considerazione della particolare situazione soggettiva di parte attrice, sottolineando che gli stessi criteri orientativi  elaborati dall’osservatorio milanese per la liquidazione del danno non patrimoniale, chiariscono che la percentuale di personalizzazione può essere superata atteso che il giudice può modulare la liquidazione “oltre i valori mini e massimi in relazione a fattispecie del tutto eccezionali rispetto alla casistica comune degli illeciti”.

 

2. DANNO PSICHICO

 

Il danno biologico di natura psichica è una menomazione temporanea o permanente di una o più funzioni psichiche che causa un disturbo psicopatologico passibile di accertamento e di valutazione medicolegale e indipendente da ogni riferimento alla capacità di produrre reddito. Deve essere diagnosticato da psichiatri o psicologi forensi.Quando e come deve essere valutato

La sua valutazione deve essere espressa in termini di percentuale della menomazione all'integrità psicofisica della persona includendo oltre all'incidenza sulle attività quotidiane anche eventuali aspetti dinamico-relazionali e personali coinvolti.

Come per il danno biologico, l'indagine peritale che deve accertare un danno psichico deve essere condotta ad almeno 18/24 mesi di distanza dall'evento. Solo dopo tale periodo infatti, il danno può essere dichiarato permanente; tuttavia nella fase traumatica della malattia, l'interessato può richiedere certificazioni che attestino lo stato del momento e che serviranno per avere una documentazione più esaustiva e completa nella successiva fase di valutazione medicolegale.

La relazione peritale dovrà indagare:

- l'eventuale preesistenza del danno e lo stato psichico antecedente il fatto lesivo

- lo stato psichico successivo all'evento

- il nesso di causa

La giurisprudenza sostiene che non può esservi danno biologico se non c’è una lesione della salute psichica o fisica dell’individuo, suscettibile di accertamento medico legale.

Il danno psichico ed il danno da pregiudizio esistenziale devono essere risarciti, quali danni non patrimoniali, ex art. 2059 c.c. L'accertamento della preesistenza o meno di disturbi psichici rappresenta un punto importante delle indagini perché consente di verificare se vi siano o meno concause in riferimento al disturbo oltre all’evento traumatico.

Per la quantificazione, vengono scelti, dunque, come parametri di riferimento, quattro diverse fasce di gravità corrispondenti ad altrettanti intervalli percentuali.

Il danno psichico è stato cosi suddiviso in:

Danno lieve: che comprende le percentuali d’invalidità che vanno dall’1 al 10%
Danno rilevante: che comprende le percentuali d’invalidità che vanno dall’11 al 33%.
Danno grave: che comprende le percentuali d’invalidità che vanno dal 34 al 66%.
Danno molto grave: che comprende le percentuali d’invalidità che vanno dal 67 al 100%.

 

3. VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DEL CONSENSO INFORMATO

 

Per il più recente orientamento di legittimità (v. Cass.n.2847/10), i danni non patrimoniali astrattamente risarcibili, purché derivanti da una lesione di apprezzabile gravità (secondo i canoni delineati dal dalle sentenze delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nn. 26972/08 e 26974/08), possono essere di duplice natura: 1) quelli conseguenti alla lesione del diritto all'integrità psico-fisica del paziente, tutelato dall'art. 32 Cost.; 2) quelli conseguenti alla lesione del diritto all'autodeterminazione del paziente (in tal senso vd. Trib.Milano sez.1°, 23 settembre 2014, n. 11171).

Il Consenso informato costituisce come noto un’espressione del diritto dell’autodeterminazione e comporta l’obbligo al risarcimento del danno nei casi in cui il medico abbia tenuto una condotta omissiva in relazione all’obbligo di informazione sulle prevedibili conseguenze del trattamento cui il paziente si sia sottoposto ed in conseguenza dell’esecuzione del trattamento stesso si si verificato un pregiudizio di carattere non patrimoniale, diverso ed autonomo rispetto alla lesione del diritto alla salute. Ciò che rileva è che il paziente, a causa del deficit di informazione, non sia stato messo in conduzione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole. (Cass. N. 11950/2013).

Il medico è tenuto ad informare il paziente dei benefici, delle modalità di intervento, dell'eventuale scelta tra tecniche diverse, dei rischi prevedibili.

Questo dovere di informazione è particolarmente pregnante nella chirurgia estetica, perché il medico è tenuto a prospettare in termini di probabilità logica e statistica al paziente la possibilità di conseguire un effettivo miglioramento dell'aspetto fisico, che si ripercuota anche favorevolmente nella vita professionale e in quella di relazione (Cass. 6.10.1997 n. 9705; Cass. 1985 n. 4394).

Va, in definitiva, ribadito che - nel caso di interventi non necessari - il “consenso informato” costituisce, di norma, legittimazione e fondamento del trattamento sanitario. Va, quindi, sul punto enunciato il seguente principio di diritto:

 "Quando ad un intervento di chirurgia estetica consegua un inestetismo più grave di quello che si mirava ad eliminare o ad attenuare, all'accertamento che di tale possibile esito il paziente non era stato compiutamente e scrupolosamente informato consegue ordinariamente la responsabilità del medico per il danno derivatone, quand'anche l'intervento sia stato correttamente eseguito. La particolarità del risultato perseguito dal paziente e la sua normale non declinabilità in termini di tutela della salute consentono infatti di presumere che il consenso non sarebbe stato prestato se l'informazione fosse stata offerta e rendono pertanto superfluo l'accertamento, invece necessario quando l'intervento sia volto alla tutela della salute e la stessa risulti pregiudicata da un intervento pur necessario e correttamente eseguito, sulle determinazioni cui il paziente sarebbe addivenuto se dei possibili rischi fosse stato informato".

 

4. VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA PRIVACY

 

Viola il diritto alla privacy, il dottore e/o la clinica che alla richiesta formale del cliente non restituisca le fotografie scattate prima e dopo l’intervento. Se oltre a non restituire le fotografie, il medico le divulga a terzi, ad esempio pubblicandole sul proprio sito internet.

 

5. RISOLUZIONE DEL CONTRATTO DI PRESTAZIONE PROFESSIONALE

 

Una volta verificata in sede di accertamento medico legale l’inutilità dell’intervento, il risarcimento è pacificamente dovuto nella misura della spesa sostenuta ovvero il paziente ha diritto di chiedere la restituzione dal chirurgo del compenso pattuito per l’operazione.

Esiste un orientamento ormai consolidato della Cassazione, secondo cui “il risarcimento dei danni derivanti dall'inadempimento contrattuale può essere chiesto ex art. 1218 c.c. indipendentemente dalla risoluzione del contratto che lo stesso inadempimento giustificherebbe (art. 1453 c.c.), e quindi anche se non si agisce per la detta risoluzione. Il creditore danneggiato dall’inadempimento è dunque libero di scegliere se esercitare l’azione di risoluzione, chiedendo la restituzione del compenso eventualmente versato e il risarcimento del danno ulteriore (art. 1453 c.c.), oppure, senza azionare il rimedio risolutorio, domandare esclusivamente il risarcimento del danno, comprendendovi anche il costo della prestazione inadempiuta.

 

6. Il LUCRO CESSANTE

 

Il Tribunale di Milano (vd. Trib. Milano sez.1°, Dott.ssa Flamini, 23 settembre 2014, n. 11171), in considerazione del lungo lasso di tempo trascorso dall'illecito (6 anni), ha  riconosciuto al danneggiato un'ulteriore somma a titolo di lucro cessante provocato dal mancato tempestivo risarcimento del danno da parte dei responsabili (e conseguentemente dalla mancata disponibilità dell'equivalente pecuniario spettante ai danneggiati), potendo ragionevolmente presumersi che il creditore ove avesse avuto la tempestiva disponibilità della somma spettante l'avrebbe certamente impiegata in modo fruttifero.

Ai fini della liquidazione equitativa del lucro cessante ha ritenuto preferibile, perché più rispondente alla finalità perseguita, adottare per la liquidazione equitativa del lucro cessante un aumento percentuale (3% per ciascun anno) proporzionato alla durata del ritardo nel risarcimento per equivalente. Tale criterio equitativo sembra meglio ridurre il rischio di far ricadere sul creditore/danneggiato il tempo occorrente per addivenire ad una liquidazione giudiziale del danno e ad incoraggiare il debitore/danneggiante - la cui obbligazione di risarcire per equivalente il danno diventa attuale dal momento in cui esso si verifica - a procedere ad una tempestiva riparazione della sfera giuridica altrui lesa, senza essere tentato di avvantaggiarsi ingiustamente della non liquidità del debito risarcitorio.

 

 


.

INTERVISTA AVV. Di PISA 19.03.2013 SU RAI TRE REGIONALE LOMBARDIA

http://www.corecomlombardia.it/opencms/attivita/trasmissioni-dell-accesso/T_19_marzo_2013.html

 

 

 

 

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© MSDA Via Gaetano Donizetti 1/a 20122 Milano Partita IVA:

Contatti

Indirizzo

MSDA
Via G. Donizetti 1/a
20122 Milano

 

Orari di apertura

Lun - Ven 

9.00 - 13.00 

14.30- 19.30



Tel: +39 0245490522

Fax: +39 0245490590

E-mail: info@msda.it

 

Se preferite, potete compilare il nostro modulo online.