RITARDO O CANCELLAZIONE DEL VOLO

 

 

La Corte di Giustizia delle Comunità Europee di recente, nella sentenza 10 gennaio 2006, (causa C - 344/04), si è così espressa in caso di ritardo o di cancellazione del volo:

 

«. . . occorre anzitutto rilevare che le disposizioni degli artt. 5 e 6 del regolamento n. 261/2004 fissano con precisione e in modo chiaro gli obblighi a carico del vettore aereo operativo in caso di cancellazione o di ritardo prolungato del volo. L’obiettivo di tali disposizioni risulta, altrettanto chiaramente, dal primo e secondo ‘considerando’ di tale regolamento, secondo cui l’intervento della Comunità nel settore del trasporto aereo dovrebbe mirare, in particolare, a garantire un elevato livello di protezione per i passeggeri e tenere in debita considerazione le esigenze in materia di protezione dei consumatori in generale, poiché la cancellazione del volo o i ritardi prolungati sono causa di gravi disagi per i passeggeri; . . . d’altronde, è pacifico che i diversi danni di cui sono vittime i passeggeri in caso di cancellazione o di ritardo prolungato di un volo esistono.

Ed ancora, a proposito dei cc.dd. obblighi di protezione in capo al vettore:

«. . . trattandosi delle misure di risarcimento uniformi e immediate come la prosecuzione del viaggio dei passeggeri con un volo alternativo o la fornitura di bevande, pasti, sistemazione in albergo o la messa a disposizione di mezzi di comunicazione con terzi, esse sono dirette a soddisfare i bisogni immediati, in loco, dei passeggeri, a prescindere dalla causa della cancellazione o del ritardo del volo».

Per ciò che riguarda l’Italia, non va dimenticato il d. lgs. 27 gennaio 2006, n. 69 – recante«Disposizioni sanzionatorie per la violazione del Regolamento (CE) n. 261/2004 che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato» –, ha fornito autorevolezza normativa alla fonte comunitaria appena citata col comminare severe sanzioni amministrative alla compagnia aerea rea di ritardo e di omissioni d’informazioni e di assistenza (ad es. per l’infrazione al citato art. 6, la sanzione da euro duemilacinquecento ad euro diecimila).

Concludendo, il negato imbarco, la cancellazione del volo o i ritardi prolungati sono causa di gravi disagi e fastidi per i passeggeri; i passeggeri il cui volo subisce un ritardo di durata definita dovrebbero beneficiare di un'adeguata assistenza e dovrebbero avere la possibilità di annullare il volo usufruendo del rimborso del prezzo del biglietto o di proseguirlo in condizioni soddisfacenti»;

«Affinché i passeggeri possano efficacemente esercitare i propri diritti essi dovrebbero essere pienamente informati in merito ai loro diritti in caso di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardo prolungato.

 

RESPONSABILITA’ DANNO MORALE

 

Una pronuncia della Corte di Giustizia UE che lo scorso 13.10.2011 si è espressa sulla indennizzabilità di ulteriori voci di danno rispetto a quelle da sempre oggetto di risarcimento. E’ stato infatti deciso che al passeggero, finalmente, spetta il riconoscimento anche del danno morale.
La sentenza della Corte si pronuncia sul ricorso promosso da sette passeggeri nei confronti di Air France, a seguito di un volo decollato all’ora prevista, ma immediatamente rientrato all’aeroporto Charles de Gaulle a causa di un problema tecnico. La sentenza in questione, chiarito il concetto che il rientro in aeroporto del velivolo decollato in orario sostanzia comunque la fattispecie della “cancellazione del volo” ha infine dichiarato che i termini “pregiudizio” e “danno” presenti nel Regolamento, debbono essere intesi nel senso da includere tanto i danni di natura materiale quanto quelli di natura morale.
Ne consegue che il danno suscettibile di risarcimento può essere un danno di natura non solo materiale, ma, finalmente, anche morale la cui entità sarà liquidata dal giudice secondo equità.

 

PROBLEMI TECNICI ALL’AEROMOBILE

 

La cancellazione/ritardo del volo per motivi tecnici non può automaticamente  escludere la responsabilità del vettore, dovendo comunque lo stesso dimostrare

l’impossibilità di rimediare prontamente all’inconveniente.

L’orientamento giurisprudenziale formatosi prima dell’entrata in vigore del Regolamento n. 261/2004 già riteneva insufficiente la mera indicazione di guasto tecnico operativo o di  problemi tecnici come cause giustificative dell’evento, in quanto il vettore deve essere in grado di provare l’avvenuta impossibilità di far fronte al problema verificatosi, pur avendo adottato tutte le misure necessarie per evitarlo.

Su questo specifico tema la Corte di Giustizia europea ha avuto di recente occasione di pronunciarsi, fornendo un’interpretazione pregiudiziale dell’art. 5 par. 3 del Regolamento, ove viene escluso il diritto alla compensazione in presenza di eventi eccezionali.

Il caso trattato dai giudici comunitari originava da una richiesta di risarcimento danni in seguito alla cancellazione di un volo dovuto ad un guasto tecnico, scoperto solo il giorno prima nel corso di un normale controllo di routine dell’aeromobile. Il giudice di merito si era rivolto alla Corte per chiedere se il concetto di guasto tecnico al velivolo potesse rientrare nella nozione di circostanza eccezionale esimente ai sensi dell’art. 5.

La Corte non fornisce una risposta specifica, ma delinea importanti criteri di ordine generale, stabilendo in primo luogo che il guasto tecnico concettualmente rientra tra le improvvise carenze del volo sotto il profilo della sicurezza” e che pertanto potrebbe essere in astratto una circostanza esimente. D’altra parte, però, la compagnia aerea dovrà fornire la prova liberatoria che le è richiesta dal Regolamento sono tutti profili: dovrà essere dimostrata l’eccezionalità del guasto sul piano causale, in particolare valutando, caso per caso, la sua natura e gravità, oppure la sua ricorrenza, tenendo in considerazione che gli elevati standard tecnici dei sistemi di manutenzione e controllo impongono ai vettori di preventivare l’insorgenza di guasti imprevisti e di porvi prontamente rimedio; l’impossibilità di garantire comunque il volo pur in presenza di un guasto tecnico dovrebbe essere riscontrata dimostrando, ad esempio, che la rottura non si sarebbe potuta evitare con misure idonee a far fronte alla situazione, nemmeno nel corso di manutenzioni ordinarie correttamente eseguite. In altre parole, non basterà provare di aver svolto diligentemente le normali operazioni di manutenzione ordinaria per sottrarsi alla responsabilità: il vettore dovrà anzi provare che, anche sfruttando tutte le risorse di cui disponeva, non avrebbe potuto evitare la cancellazione del volo se non a pena di sacrifici ingenti per l’intera compagnia aerea, secondo un criterio di ragionevolezza economica V. tra le altre, G.d.p. Palermo, 4 ottobre 2002, in Dir. trasp., 2003, p. 283.

In caso di inadempimento del vettore alle prestazioni assistenziali anzidette, questi potrà essere ritenuto colpevolmente responsabile, con legittimazione del passeggero a chiedere il risarcimento degli ulteriori danni che gli sono stati arrecati.

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